L’UE e le politiche giovanili

Le politiche rivolte ai giovani non si limitano al campo dell’istruzione. Il cosiddetto “Patto europeo per la gioventù” definisce una serie di principi comuni riguardanti le opportunità per i giovani. Il patto riconosce ai giovani il diritto di beneficiare delle stesse possibilità degli altri cittadini per quanto riguarda tutti gli aspetti della vita sociale: istruzione e formazione di qualità, strutture per la ricerca di un impiego, lavoro adeguato alle proprie competenze, diritti previdenziali e possibilità di alloggio.

Il programma Erasmus+, che integra i sette programmi finora esistenti come Lifelong Learning Programme (Comenius, Erasmus, Leonardo da Vinci, Grundtvig), Gioventù in Azione, Erasmus Mundus, Tempus, Alfa, Edulink e la cooperazione bilaterale con i paesi industrializzati. promuove la partecipazione attiva nella società e progetti volti a rafforzare nei giovani il sentimento di cittadinanza europea, anche attraverso il Servizio volontario europeo. Dal 2014 al 2020 l’UE investirà complessivamente 14,7 miliardi di euro in attività di questo tipo

Ma vediamo come, negli anni, si è arrivati all’unico programma attuale per i giovani europei.

Cenni storici sulle “Politiche giovanili in Europa”

Il termine “politiche giovanili” comprende l’insieme di interventi che si rivolgono ai giovani, ponendo l’accento sia su di loro, sia sull’oggetto: si pensi quindi ad azioni mirate ad una precisa fascia di popolazione e ad interventi legati ad aspetti caratterizzanti, quali il lavoro, la salute, la cultura, l’istruzione, la formazione professionale, l’informazione, la casa, la mobilità, i fenomeni di devianza, ecc.

A partire dagli anni ’70, in Italia ed alcuni altri Paesi europei, i giovani diventano destinatari di specifici interventi ed iniziative volte a promuovere e valorizzare il loro apporto nella società. Caratteristica comune di queste azioni era quella di rivolgersi alla categoria giovani in forma ampia, definita unicamente da un intervallo di età (variabile a seconda dei diversi contesti nazionali) e non da un ruolo sociale: in altre parole, l’essere giovane nella società non era più veicolato unicamente dal particolare ruolo (studente, disoccupato, lavoratore, ecc.) ricoperto in un dato periodo della propria vita. La promozione dell’essere giovane nella società avviene inoltre attraverso la valorizzazione della auto-rappresentanza delle forme di associazionismo giovanile e della consultazione dei giovani per tutte quelle decisioni che li riguardano direttamente.
Sulla base di queste prime esperienze, maturate e sviluppate in ambito locale, sono stati successivamente sviluppati in diversi Paesi europei quadri normativi più complessi: verso la fine degli anni ’70 vengono promossi i primi esempi di politiche giovanili nazionali.

Il 1985 viene dichiarato, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, Anno Internazionale della Gioventù. L’atto dell’ONU rilancia e risveglia l’interesse locale e nazionale nel settore delle politiche giovanili. I lavori, le attività delle commissioni istituite durante il 1985 sottolineano, tra l’altro, il particolare rilievo che assume il ruolo dell’associazionismo giovanile, quale forma privilegiata del protagonismo sociale dei giovani, e auspicano che le politiche giovanili siano parte integrante delle più ampie politiche sociali dei vari Stati membri dell’ONU.

Le iniziative promosse in favore dei giovani durante gli anni ’70 a livello locale, prima, e a livello nazionale, poi, avevano comunque trovato un luogo dove confrontarsi a livello internazionale ben prima della dichiarazione dell’ONU del 1985.

In particolare, il Consiglio d’Europa aveva istituito già nel 1972 la Fondazione ed il Centro Europeo della Gioventù, situato a Strasburgo (sede anche della Fondazione). Nel 1995, in risposta all’incremento delle attività in favore dei giovani, è stato creato a Budapest un secondo Centro Europeo della Gioventù. Le iniziative promosse dal Consiglio d’Europa nell’ambito della gioventù fanno riferimento alla Convenzione Europea sulla Cultura. Le attività ed i progetti realizzati presso i Centri Europei della Gioventù o co-finanziati dalla Fondazione Europea della Gioventù sono il risultato di un processo di co-gestione che vede i rappresentanti delle organizzazioni dei giovani protagonisti insieme ai rappresentanti degli Stati membri. Quest’ultimi sovrintendono le politiche giovanili del Consiglio d’Europa attraverso il Comitato Direttivo europeo per la gioventù, organo di cooperazione intergovernativa che riunisce i 47 rappresentanti dei ministeri e delle strutture responsabili per la gioventù di tutti i Paesi che aderiscono alla Convezione Europea sulla Cultura.

Sempre nel 1985, il Consiglio d’Europa organizza la 1ª Conferenza Europea dei Ministri responsabili per la gioventù. Il documento approvato dai partecipanti alla conferenza impegna, tra l’altro, gli Stati membri alla istituzione di un Consiglio Nazionale della Gioventù, autonomo ed indipendente. Tale impegno risulta essere assolutamente in linea con la promozione del protagonismo sociale dei giovani auspicato dalle conclusioni dell’Anno Internazionale della Gioventù proclamato dall’ONU.
L’ultima Conferenza Europea dei Ministri responsabili per la gioventù si è svolta nel 1998 a Bucarest sul tema “Giovani: cittadini attivi dell’Europa del futuro”.

Il ruolo dell’Unione Europea nel contesto giovanile risulta poco visibile sino alla fine degli anni ’80.
D’altra parte, il Trattato di Roma non contemplava la gioventù tra i settori di competenza della Commissione Europea. Solo con l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht nel 1993, infatti, la cooperazione transnazionale in ambito giovanile europeo viene inserita come una delle aree d’intervento dell’Unione Europea; in particolare gli articoli 149 e 150 del Trattato sull’Unione Europea prevedono competenze comunitarie nei settori della istruzione, della formazione e della educazione non-formale.
Ciò nonostante, nel 1989 la Commissione Europea lancia il suo primo programma d’azione comunitaria in favore della gioventù.
Il programma in questione, denominato Gioventù per l’Europa, promuove e co-finanzia attività di scambio giovanile interculturale tra i 12 Paesi dell’allora Comunità Europea. Scopo del programma è quello di far dialogare i giovani sui temi di loro interesse, per mezzo di un progetto ideato, realizzato e valutato da loro stessi e che coinvolge direttamente gruppi di giovani di diversi Paesi comunitari.
Pur non rappresentando una novità in termini di proposta (gli scambi giovanili internazionali esistevano già da molti anni nell’ambito degli accordi culturali bilaterali tra Stati e nell’ambito delle attività promosse da organizzazioni giovanili paneuropee), Gioventù per l’Europa ha creato un nuovo modello di riferimento per ciò che concerne le modalità di accesso ai co-finanziamenti comunitari da parte dei giovani, che li ha visti fin da allora diretti gestori delle attività da loro ideate.

È stato precedentemente ricordato come lo sviluppo delle politiche giovanili è iniziato a partire da esperimenti realizzati in ambito locale.
Seppur sempre più inseriti in contesti normativi nazionali, gli interventi locali hanno continuato a svolgere un importante ruolo, in virtù anche della maggior vicinanza di tali azioni ai destinatari finali delle stesse.
Nel 1990, sotto gli auspici del Consiglio d’Europa, viene adottata la Carta di partecipazione dei giovani alla vita municipale e regionale: un quadro di riferimento per lo sviluppo di politiche giovanili locali incentrate, tra l’altro, sulla concertazione degli interventi anziché su approcci settorializzati.

Nel 1992 e sempre nel contesto del Consiglio d’Europa, vengono definiti una serie di criteri relativi all’esistenza di un quadro normativo nazionale di riferimento per le politiche giovanili. Tra gli altri, vale la pena ricordare quelli relativi al consiglio nazionale della gioventù, ad una rete nazionale di informazione dedicata ai giovani, a finanziamenti tesi a promuovere la partecipazione giovanile.

Nel frattempo, il programma comunitario Gioventù per l’Europa, lanciato nel 1989 con durata triennale, era stato ri-finanziato per un secondo triennio, a riprova dell’entusiasmo suscitato e della ricaduta educativa dei progetti realizzati direttamente dai giovani.
Con la già citata ratifica del Trattato sull’Unione Europea, l’esperienza acquisita con la gestione di Gioventù per l’Europa e delle altre iniziative nel frattempo promosse a livello europeo nel settore della gioventù, ha permesso alla Commissione Europea di lanciare due nuovi programmi per i giovani (e per i relativi operatori) nell’ambito dell’istruzione e della formazione.

Nel 1995, i programmi comunitari Socrates e Leonardo da Vinci diventano operativi con durata quinquennale; il programma Gioventù per l’Europa avvia la sua terza fase, anch’essa di durata quinquennale, con un accresciuto numero di Paesi che hanno accesso al programma e con un incremento di competenze e di finanziamenti.

Nel 1996, la Commissione Europea lancia infine un programma che ha lo scopo di valorizzare le esperienze di apprendimento interculturale dei giovani attraverso attività di volontariato di medio-lungo periodo a beneficio delle comunità locali: il Servizio Volontario Europeo per i Giovani.

Con il 31 dicembre 1999, la durata quinquennale prevista per questi quattro programmi arriva a scadenza.

Nel 2000 prendono avvio i nuovi programmi strutturali sulla gioventù. In gran parte vengono accorparte, sotto un unico programma, molte delle iniziative che avevano caratterizzato l’impegno comunitario nel settore degli anni precedenti.

Dal 2007 al 2013 i programmi per l’Istruzione e la formazione sono confluiti nel Lifelong Learning Programme e da Gioventù siamp passati a Gioventù in azione.

Queste nuove iniziative si chiamano oggi, a seconda che si tratti di educazione non formale, educazione formale e istruzione professionale, ERASMUS+ un unico programma integrato per istruzione, formazione, gioventù e sport

Fonti: Panoramica delle attività dell’UE http://europa.eu/pol/overview_it.htmwww.eurodesk.it  www.politichegiovanili.it