Le Istituzioni e gli organi dell’Unione europea

L’UE è più di una confederazione di Stati ma non esattamente uno Stato federale, è un’entità assolutamente inedita e storicamente unica. Il sistema politico su cui poggia è in costante evoluzione da oltre cinquant’anni. Gli Stati membri che hanno firmato i trattati di Parigi e di Roma negli anni Cinquanta e molto più di recente i trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza consentono a limitazioni della sovranità nazionale a favore di istituzioni comuni che rappresentano sia gli interessi nazionali che quelli comunitari. I trattati costituiscono il cosiddetto diritto primario da cui trae origine il vasto corpus di atti giuridici («diritto derivato») aventi incidenza diretta sulla vita quotidiana degli europei. Parliamo in particolare dei regolamenti, delle direttive e delle raccomandazioni. Queste leggi, insieme con le politiche dell’Unione, sono frutto delle decisioni assunte nell’ambito di un triangolo istituzionale che collega :

  • il Consiglio rappresentante gli Stati membri,
  • il Parlamento rappresentante i cittadini,
  • la Commissione, organo indipendente e garante degli interessi generali dell’Unione.

Premessa necessaria affinché tale triangolo funzioni a dovere è la stretta collaborazione e la fiducia fra le tre istituzioni. «Per l’assolvimento dei loro compiti e alle condizioni contemplate dal presente trattato il Parlamento europeo congiuntamente con il Consiglio, il Consiglio e la Commissione adottano regolamenti e direttive, prendono decisioni e formulano raccomandazioni o pareri » (articolo 249 del trattato CE). Ognuna di esse svolge un ruolo specifico.

Parlamento europeo

Eletti direttamente a suffragio universale ogni 5 anni, i membri del Parlamento europeo rappresentano i cittadini dell’UE. Il Parlamento, insieme al Consiglio dell’Unione europea, è una delle principali istituzioni legislative dell’UE.

Il Parlamento europeo ha tre funzioni principali:

  • discutere e approvare le normative europee congiuntamente al Consiglio
  • controllare le altre istituzioni dell’UE, in particolare la Commissione, per accertarsi che agiscano democraticamente
  • discutere e adottare il bilancio dell’UE congiuntamente al Consiglio.

Calendario annuale

L’approvazione della legislazione europea

In diversi settori, come la tutela dei consumatori e l’ambiente, il Parlamento lavora congiuntamente al Consiglio (che rappresenta i governi nazionali) per discutere il contenuto delle norme dell’UE e adottarle ufficialmente. Tale processo è chiamato “procedura legislativa ordinaria” (ex “procedura di codecisione”). Il trattato di Lisbona ha ampliato la gamma di politiche in cui viene applicata la nuova procedura legislativa ordinaria, dando così al Parlamento un maggiore potere di influenzare il contenuto delle norme in settori quali l’agricoltura, la politica energetica, l’immigrazione e i fondi dell’UE. L’approvazione del Parlamento è inoltre necessaria per alcune decisioni importanti, come l’adesione di nuovi paesi all’UE.

Il controllo democratico

Il Parlamento esercita la propria influenza sulle altre istituzioni europee in diversi modi. Quando una nuova Commissione entra in carica, i 28 membri, uno per ogni paese dell’UE, non possono assumere le loro funzioni senza l’approvazione del Parlamento. Questo non può però bocciare un singolo candidato, ma deve respingere la Commissione nel suo insieme. Il Parlamento può inoltre richiedere le dimissioni della Commissione durante il suo mandato, approvando una “mozione di censura”. Il Parlamento esercita il controllo sulla Commissione tramite l’esame delle relazioni che essa gli sottopone e interrogando i Commissari. Le commissioni parlamentari svolgono un ruolo importante a questo proposito. Gli eurodeputati esaminano le petizioni presentate dai cittadini e istituiscono commissioni d’inchiesta. Quando i leader nazionali si incontrano ai vertici del Consiglio europeo, il Parlamento esprime il proprio parere sui problemi all’ordine del giorno.

Il potere di bilancio

Il Parlamento adotta il bilancio annuale dell’UE congiuntamente al Consiglio dell’Unione europea. Un’apposita commissione parlamentare verifica come vengono spese le risorse di bilancio e prepara il voto con cui ogni anno il Parlamento decide se approvare il modo in cui la Commissione ha gestito il bilancio dell’anno precedente.

Struttura

Il Parlamento europeo è attualmente composto da 766 deputati eletti nei 28 Stati membri dell’Unione europea allargata. Il numero di eurodeputati per ogni paese è approssimativamente calcolato in funzione della popolazione di ciascuno di essi. Il trattato di Lisbona stabilisce che nessun paese può avere meno di 6 o più di 96 deputati. Il numero di deputati dell’attuale Parlamento europeo è stato stabilito prima dell’entrata in vigore del trattato, ma sarà modificato in occasione della prossima legislatura. Ad esempio, il numero di eurodeputati della Germania scenderà da 99 a 96, mentre quello di Malta passerà da 5 a 6. Dopo le elezioni europee 2014, che si terranno a maggio 2014, i deputati del parlamento europeo passeranno da 766 a 751, compreso il Presidente. La Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo ha stabilito come saranno suddivisi fra i 28 stati membri. Sulla base della proposta tredici paesi perderanno un parlamentare: Romania, Grecia, Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Austria, Bulgaria, Irlanda, Croazia, Lituania e Lettonia. La Germania ne perderà tre. Il numero dei deputati italiani rimarrà inalterato: 73. Il cambiamento riflette l’evoluzione della popolazione negli Stati membri e rispetta le nuove regole stabilite dal Trattato di Lisbona, che prevedono un numero massimo di deputati europei (750+1), un numero massimo di deputati per Stato membro (96), un numero minimo di deputati per paese e l’applicazione del principio di proporzionalità regressiva. I gruppi parlamentari sono organizzati in base allo schieramento politico, non in base alla nazionalità. I vostri deputati Assegnazione dei seggi aggiuntivi al Parlamento europeo Il Trattato di Lisbona prevede che il numero dei membri del Parlamento europeo non possa essere superiore a 751 (750 membri più il Presidente), con una rappresentanza per Stato membro che non può essere inferiore a 6 e superiore a 96 deputati. Al momento delle elezioni del Parlamento europeo, nel giugno 2009, era tuttavia ancora vigente il Trattato di Nizza. Il Consiglio europeo ha ritenuto dunque necessario prevedere norme transitorie per integrare la composizione del Parlamento europeo fino al termine della legislatura 2009-2014, in modo da garantire i seggi aggiuntivi agli Stati membri che ne hanno diritto in base al Trattato di Lisbona, senza togliere alla Germania i 3 seggi ulteriori previsti dal Trattato di Nizza (i membri del PE diventano così per la legislatura in corso 766 (dopo l’ingresso della Croazia) anziché 751 come previsto dal Trattato di Lisbona). In particolare, la Spagna ha 4 deputati in più; Austria, Francia e Svezia 2; 1 ciascuno per Bulgaria, Italia (che passa da 72 a 73), Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Regno Unito. Sulla base della decisione del Consiglio europeo, il 23 giugno 2010 si è svolta una Conferenza intergovernativa per procedere alla firma del Protocollo che modifica il Protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie allegato al Trattato di Lisbona. Il Protocollo stabilisce l’incremento temporaneo di 18 seggi del Parlamento europeo, prevedendo altresì che spetti agli Stati membri designare i rispettivi membri supplementari, nel rispetto del proprio ordinamento nazionale ed a condizione che siano stati eletti a suffragio universale diretto, indicando tre possibili opzioni: 1) elezioni ad hoc; 2) designazione sulla base dei risultati delle ultime elezioni per il Parlamento europeo; 3) nomina da  parte  dei rispettivi Parlamenti nazionali al proprio interno, ferma restando l’incompatibilità tra le due cariche. L’Italia ha scelto la seconda opzione: designazione sulla base dei risultati delle ultime elezioni europee.

Sintesi del sistema elettorale italiano per il Parlamento europeo

che (salvo modifiche) servirà ad eleggere il gruppo dei 73 europarlamentari della delegazione italiana a Strasburgo alle prossime elezioni. In Italia, la disciplina del sistema elettorale delle elezioni europee è contenuto nella legge 24 gennaio 1979, n. 18, modificata e integrata da provvedimenti successiva tra cui, da ultimo, dalla legge 20 febbraio 2009, n. 10 che ha introdotto una soglia di sbarramento. PROPORZIONALE PURO – Il riparto dei seggi avviene con il metodo proporzionale in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista, su un collegio unico nazionale e con il principio dei quozienti interi e dei resti più elevati. SBARRAMENTO – Hanno diritto ad accedere alla ripartizione dei seggi solo le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4% dei voti validi espressi. CINQUE CIRCOSCRIZIONI – Il territorio italiano viene suddiviso in cinque circoscrizioni nelle quali votano i cittadini. La prima, ‘Italia nord-occidentale’ comprende Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria e Lombardia. La seconda, ‘Italia nord-orientale’ è composta da Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Terza circoscrizione, quella dell’Italia centrale: Lazio, Umbria, Marche e Toscana. L’Italia meridionale: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. E, infine, l’Italia insulare composta da Sardegna e Sicilia. PREFERENZE – Sono in vigore le preferenze. L’elettore può esprimere, dunque, non più di tre preferenze nella prima circoscrizione, non più di due nella seconda, terza e quarta e una nella quinta. SOTTOSCRIZIONI – Le liste devono essere sottoscritte da non meno di 30 mila e da non più di 35 mila elettori e i sottoscrittori devono rappresentare almeno il 10% degli elettori di ognuna delle regioni comprese nella circoscrizione. Non devono raccogliere le firme i partiti che abbiano un gruppo parlamentare anche in una sola delle due Camere, le forze che abbiano almeno un europarlamentare e anche le liste con un contrassegno composito, ma contenente il simbolo di un gruppo politico esonerato dalla raccolta. ELEGGIBILITA’ – Per essere eletti bisogna aver compiuto almeno 25 anni.

Sede

Il Parlamento europeo dispone di tre sedi: Bruxelles (Belgio), Lussemburgo e Strasburgo (Francia). Lussemburgo è la sede degli uffici amministrativi (il “Segretariato generale”). Le riunioni dell’intero Parlamento, note come “sessioni plenarie”, si svolgono a Strasburgo e a Bruxelles. Anche le riunioni delle commissioni si svolgono a Bruxelles.

Consiglio dell’Unione europea

Il Consiglio dell’Unione europea, detto anche Consiglio UE, è l’istituzione in seno alla quale i ministri di tutti i paesi dell’UE si riuniscono per adottare le normative e coordinare le politiche. Non va confuso con:

  • il Consiglio europeo (vedi di eguito): un’altra istituzione dell’UE, che riunisce i capi di Stato e di governo all’incirca quattro volte l’anno per discutere le priorità politiche dell’Unione
  • il Consiglio d’Europa: non è un’istituzione dell’UE.

Di cosa si occupa?

  1. Approva la legislazione dell’UE
  2. Coordina le politiche economiche generali dei paesi membri
  3. Firma accordi tra l’UE e gli altri paesi
  4. Approva il bilancio annuale dell’UE
  5. Elabora la politica estera e di difesa dell’UE
  6. Coordina la cooperazione fra i tribunali e le forze di polizia nazionali dei paesi membri.

1. Approvazione della legislazione dell’UE

Il Consiglio e il Parlamento europeo prendono congiuntamente la decisione finale sulle proposte legislative presentate dalla Commissione.

2. Coordinamento delle politiche economiche

I paesi dell’UE si sono accordati per dotare l’Europa di una politica economica globale, coordinata dai rispettivi ministri dell’Economia e delle Finanze. Inoltre si sono posti l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro e migliorare l’istruzione, la sanità e la previdenza sociale. Pur rimanendo responsabili delle rispettive politiche nazionali in questi settori, i paesi membri possono trovare accordi su obiettivi comuni e condividere le loro esperienze.

3. Firma di accordi internazionali

Il Consiglio firma accordi per conto dell’UE in diversi settori, come l’ambiente, il commercio, lo sviluppo, il settore tessile, la pesca, la scienza, la tecnologia e i trasporti.

4. Approvazione del bilancio dell’UE

L’ammontare delle spese che l’UE può sostenere ogni anno viene deciso congiuntamente dal Consiglio e dal Parlamento europeo.

5. Politica estera e di difesa

I governi nazionali mantengono tutte le competenze in queste materie, ma cooperano per sviluppare una cosiddetta politica estera e di sicurezza comune. È principalmente in seno al Consiglio che ha luogo tale cooperazione. L’UE non ha un esercito, ma per una risposta più veloce ai conflitti internazionali e ai disastri naturali, alcuni paesi dell’UE forniscono truppe per una forza di reazione rapida, che si limita tuttavia a interventi umanitari, azioni di salvataggio e mantenimento della pace.

6. Giustizia

I cittadini dell’UE devono avere pari condizioni di accesso alla giustizia in qualsiasi paese dell’UE. All’interno del Consiglio, i ministri della Giustizia si impegnano a garantire che una sentenza emessa da un paese dell’UE, ad esempio in materia di divorzio, venga riconosciuta in tutti gli altri paesi membri. I ministri dell’Interno e della Giustizia coordinano il controllo delle frontiere esterne dell’UE e la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata internazionale.

I membri del Consiglio

Non ci sono membri fissi. In occasione di ogni riunione del Consiglio, ciascun paese è rappresentato dal ministro responsabile della materia trattata in quell’occasione, ad esempio il ministro dell’Ambiente sarà presente durante la seduta in cui si discuterà di questioni ambientali. Quella riunione prenderà quindi il nome di Consiglio “Ambiente”.

Chi presiede le sedute

Il Consiglio dei ministri degli Esteri ha un presidente permanente, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE. Tutte le altre riunioni del Consiglio sono presiedute dal ministro competente del paese che in quel momento esercita la presidenza di turno dell’UE. Ad esempio, se il Consiglio “Ambiente” deve riunirsi nel momento in cui l’Estonia esercita la presidenza, sarà presieduto dal ministro dell’Ambiente estone.

Presidenze nel periodo 2014-2020

  • Grecia: gennaio-giugno 2014
  • Italia: luglio-dicembre 2014
  • Lettonia: gennaio-giugno 2015
  • Lussemburgo: luglio-dicembre 2015
  • Paesi Bassi: gennaio-giugno 2016
  • Slovacchia: luglio-dicembre 2016
  • Malta: gennaio-giugno 2017
  • Regno Unito: luglio-dicembre 2017
  • Estonia: gennaio-giugno 2018
  • Bulgaria: luglio-dicembre 2018
  • Austria: gennaio-giugno 2019
  • Romania: luglio-dicembre 2019
  • Finlandia: gennaio-giugno 2020

Modalità di voto

A seconda dell’argomento discusso, il Consiglio dell’UE decide:

  • a maggioranza semplice (con il voto favorevole di 15 Stati membri)
  • a maggioranza qualificata (con 260 voti favorevoli, di almeno 15 Stati membri), o
  • all’unanimità (con la totalità dei voti a favore)

Il Consiglio può votare solo se è presente la maggioranza dei membri. Ogni membro del Consiglio può ricevere delega da uno solo degli altri membri. Il Consiglio può procedere alla votazione su un atto legislativo 8 settimane dopo che il progetto di atto è stato trasmesso ai parlamenti nazionali per esame. I parlamenti nazionali devono decidere se il progetto di atto rispetta il principio di sussidiarietà. Una votazione in tempi più rapidi è possibile solo in particolari casi urgenti. La procedura di voto è avviata dal presidente del Consiglio. Anche un membro del Consiglio o la Commissione può darvi inizio, ma in tal caso la maggioranza dei membri del Consiglio deve approvare tale iniziativa. I risultati delle votazioni del Consiglio vengono sistematicamente resi pubblici quando il Consiglio agisce in qualità di legislatore. Se un membro desidera aggiungere una dichiarazione di voto, anch’essa è resa pubblica se l’atto giuridico è adottato. Negli altri casi, quando la loro pubblicazione non è automatica, le dichiarazioni di voto possono essere rese pubbliche su richiesta dell’autore. I risultati delle votazioni e le dichiarazioni di voto possono essere resi pubblici anche quando il Consiglio non agisce in qualità di legislatore, con decisione unanime del Consiglio. I membri del Consiglio e della Commissione possono fare dichiarazioni e chiedere che siano iscritte nel verbale del Consiglio. Tali dichiarazioni non producono effetti giuridici e sono considerate uno strumento politico destinato ad agevolare il processo decisionale.

Maggioranza semplice

La maggioranza semplice è raggiunta se almeno 15 membri del Consiglio votano a favore. Il Consiglio adotta decisioni a maggioranza semplice:

  • in materia procedurale,  ad es. per l’adozione del suo regolamento interno e l’organizzazione del  Segretariato generale, per l’adozione delle norme che disciplinano i comitati previsti dai trattati, ecc.
  • per chiedere alla Commissione di effettuare studi o presentare proposte

Maggioranza qualificata

Nella votazione a maggioranza qualificata i rappresentanti degli Stati membri dispongono ciascuno di un certo numero di voti. La ponderazione dei voti è stabilita dai trattati e rispecchia approssimativamente l’entità della popolazione di ciascuno Stato membro. I 352 voti sono così ripartiti:

  • Germania, Francia, Italia e Regno Unito: 29 voti
  • Spagna e Polonia: 27
  • Romania: 14
  • Paesi Bassi: 13
  • Belgio, Repubblica ceca, Grecia, Ungheria e Portogallo: 12
  • Austria, Bulgaria e Svezia: 10
  • Croazia, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lituania e Slovacchia: 7
  • Cipro, Estonia, Lettonia, Lussemburgo e Slovenia: 4
  • Malta: 3

La maggioranza qualificata è raggiunta se sono soddisfatte le seguenti due condizioni:

  • una maggioranza di Stati membri – 15 Stati membri – vota a favore
  • vengono espressi come minimo 260 voti a favore su un totale di 352

Inoltre, fino al 31 ottobre 2014, uno Stato membro può chiedere la conferma che i voti favorevoli rappresentano almeno il 62% della popolazione totale dell’UE. Se così non dovesse essere, la decisione non è adottata. Dal 1º novembre 2014 entra in vigore il nuovo sistema a “doppia maggioranza”. Nella votazione a maggioranza qualificata un’astensione è considerata un voto contrario. L’astensione non equivale alla non partecipazione al voto. Ciascun membro del Consiglio può astenersi in qualsiasi momento. Nell’ambito della procedura legislativa ordinaria, nota anche come codecisione, il Consiglio adotta decisioni a maggioranza qualificata. L’80% circa di tutta la legislazione UE è adottato secondo tale procedura.

Casi particolari:

  • Quando il Consiglio non  esamina una proposta della Commissione ma delibera sulla base di una      raccomandazione, un’iniziativa o un progetto, è necessaria una maggioranza      dei due terzi dei membri.
  • Se uno o più membri del Consiglio non partecipano alla votazione (in quanto si valgono dell’opzione di non partecipazione sulla questione che dev’essere decisa), le cifre sono adattate di conseguenza.

Unanimità

Il Consiglio deve votare all’unanimità su una serie di questioni considerate sensibili dagli Stati membri. Ad esempio:

  • politica estera e di sicurezza comune (esclusi alcuni casi ben definiti che richiedono la maggioranza qualificata, quali ad es. la nomina di un rappresentante speciale)
  • cittadinanza (concessione di nuovi diritti ai cittadini UE)
  • adesione all’UE
  • armonizzazione della legislazione nazionale in materia di imposte indirette
  • finanze UE (risorse proprie, quadro finanziario pluriennale)
  • alcune disposizioni in materia di giustizia e affari interni (Procura europea, diritto di famiglia, cooperazione di polizia a livello operativo, ecc.)
  • armonizzazione della legislazione nazionale in materia di sicurezza sociale e protezione sociale.

Inoltre, il Consiglio è tenuto a votare all’unanimità per discostarsi dalla proposta della Commissione quando quest’ultima non è in grado di accettare le modifiche apportate alla sua proposta. Tale norma non si applica agli atti che il Consiglio deve adottare su raccomandazione della Commissione, ad esempio nel settore del coordinamento delle politiche economiche. In caso di voto all’unanimità, un’astensione non osta all’adozione di una decisione.

Consiglio europeo

Il Consiglio europeo definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali dell’Unione europea. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1º dicembre 2009 è diventato un’istituzione. Il presidente è Herman Van Rompuy.

Che cosa fa il Consiglio europeo?

Il Consiglio europeo dà all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali. Non esercita funzioni legislative.

Chi ne fa parte?

Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal suo presidente e dal presidente della Commissione. L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza partecipa ai lavori. Se l’ordine del giorno lo richiede, ciascun membro del Consiglio europeo può decidere di farsi assistere da un ministro e il presidente della Commissione da un membro della Commissione.

Con che frequenza si riunisce?

Il Consiglio europeo si riunisce due volte a semestre su convocazione del presidente. Se la situazione lo richiede, il presidente convoca una riunione straordinaria del Consiglio europeo.

Come prende le sue decisioni?

Di norma il Consiglio europeo decide per consenso. In alcuni casi, adotta decisioni all’unanimità o a maggioranza qualificata, a seconda di quanto previsto dal trattato.

Come è scelto il presidente? Quanto dura il suo mandato?

Il Consiglio europeo elegge il presidente a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta. Il presidente del Consiglio europeo è Donald Tusk. Il suo mandato è iniziato il 1º dicembre 2014 e scadrà il 31 maggio 2017.. Il Consiglio europeo si riunisce di solito a Bruxelles, nell’edificio Justus Lipsius. È assistito dal Segretariato generale del Consiglio.

Uno sguardo alla storia del Consiglio europeo

Il Consiglio europeo fu creato nel 1974 con l’intento di istituire una sede informale di discussione tra i Capi di Stato o di governo. Ben presto è divenuto l’organo che stabilisce gli obiettivi dell’Unione in tutti gli ambiti di attività di quest’ultima e indica la linea da seguire per la loro realizzazione. Uno status formale gli è stato conferito dal trattato di Maastricht nel 1992, che sancisce che “il Consiglio europeo dà all’Unione l’impulso necessario al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti politici generali”. Dal 1º dicembre 2009, a norma del trattato di Lisbona, è divenuto una delle sette istituzioni dell’Unione.

Commissione europea

La Commissione europea è una delle principali istituzioni dell’Unione europea. La Commissione rappresenta e tutela gli interessi dell’UE nel suo insieme. Prepara le proposte per nuove normative europee. Gestisce il lavoro quotidiano per l’attuazione delle politiche UE e l’assegnazione dei fondi.

Struttura

Dal 1 luglio 2013, dopo l’ingresso della Croazia, i membri della Commissione sono 28. I 28 Commissari, uno per ogni paese dell’UE, rappresentano la guida politica della Commissione durante il mandato di cinque anni. Il Presidente attribuisce a ogni Commissario la responsabilità per settori politici specifici. L’attuale Presidente della Commissione europea è Jean-Claude Juncker. Il Presidente viene nominato dal Consiglio europeo. Il Consiglio inoltre, d’accordo con il Presidente eletto, designa gli altri Commissari. La designazione di tutti i Commissari, compreso il Presidente, è soggetta all’approvazione del Parlamento europeo. Durante il mandato, essi sono responsabili dinanzi al Parlamento, che ha la competenza esclusiva di destituire la Commissione. Il lavoro quotidiano della Commissione è svolto dai suoi funzionari, ovvero  personale amministrativo, giuristi, economisti, traduttori, interpreti, personale di segreteria ecc., strutturati in servizi chiamati Direzioni generali (DG). Il termine “Commissione” si riferisce ai 28 Commissari, al personale permanente o all’istituzione stessa. Ecco l’elenco di tutti i commissari:

  • Jean-Claude Juncker – Presidente
  • Frans Timmermans – Primo vicepresidente – Qualità della legislazione, relazioni interistituzionali, Stato di diritto e Carta dei diritti fondamentali
  • Federica Mogherini  Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione
  • Kristalina Georgieva (Vicepresidente) Bilancio e risorse umane
  • Andrus Ansip (Vicepresidente)Mercato unico digitale
  • Maroš Šefčovič (Vicepresidente) Unione dell’energia
  • Valdis Dombrovskis (Vicepresidente) Euro e dialogo sociale
  • Jyrki Katainen (Vicepresidente) Occupazione, crescita, investimenti e competitività
  • Günther Oettinger Economia e società digitali
  • Johannes Hahn Politica europea di vicinato e negoziati di allargamento
  • Cecilia Malmström Commercio
  • Neven Mimica Cooperazione internazionale e sviluppo
  • Miguel  Arias Cañete Azione per il clima e energia
  • Karmenu  Vella Ambiente, affari marittimi e pesca
  • Vytenis Andriukaitis Salute e sicurezza alimentare
  • Dimitris  Avramopoulos Migrazione, affari interni e cittadinanza
  • Marianne Thyssen Occupazione, affari sociali, competenze e mobilità dei lavoratori
  • Pierre Moscovici Affari economici e finanziari, fiscalità e dogane
  • Christos Stylianides Aiuti umanitari e gestione delle crisi
  • Phil Hogan Agricoltura e sviluppo rurale
  • Jonathan Hill Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali
  • Violeta Bulc Trasporti
  • Elżbieta Bieńkowska Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI
  • Vĕra Jourová Giustizia, consumatori e parità di genere
  • Tibor Navracsics Istruzione, cultura, giovani e sport
  • Corina Creţu Politica regionale
  • Margrethe  Vestager Concorrenza
  • Carlos  Moedas Ricerca, scienza e innovazione

Compiti

La Commissione rappresenta e tutela gli interessi dell’UE nel suo insieme. Sovrintende ed esegue le politiche dell’UE:

  1. propone atti legislativi al Parlamento e al Consiglio
  2. gestisce il bilancio dell’UE e attribuisce i finanziamenti
  3. vigila sull’applicazione del diritto dell’UE (congiuntamente alla Corte di giustizia)
  4. rappresenta l’Unione europea a livello internazionale, per esempio nei negoziati con paesi terzi per la conclusione di accordi.

1. Proporre atti legislativi

La Commissione ha il “diritto d’iniziativa”, ossia può proporre atti legislativi con l’obiettivo di difendere gli interessi dell’UE e dei suoi cittadini nelle questioni che non possono essere gestite efficacemente a livello nazionale, regionale o locale (principio di sussidiarietà). Quando la Commissione avanza una proposta, cerca di soddisfare la più ampia gamma di interessi. Per gli aspetti tecnici, la Commissione si avvale della consulenza di esperti attraverso i suoi vari comitati e gruppi di lavoro. La Commissione può anche avviare consultazioni pubbliche. I servizi della Commissione redigono una proposta di atto legislativo. Se la proposta trova concordi almeno 14 dei 27 Commissari, questa viene poi presentata al Consiglio e al Parlamento. Dopo aver discusso e modificato la proposta, decidono se approvarla o meno.

2. Gestire il bilancio dell’UE e attribuire i finanziamenti

Congiuntamente al Consiglio e al Parlamento, la Commissione stabilisce le priorità di spesa a lungo termine dell’UE all’interno del “quadro finanziario” dell’Unione. Prepara inoltre un bilancio annuale da fare approvare al Parlamento e al Consiglio e controlla come i fondi stanziati dall’UE vengono spesi, ad esempio dalle agenzie e dalle amministrazioni nazionali e regionali. La gestione del bilancio da parte della Commissione viene esaminata dalla Corte dei conti. La Commissione gestisce i fonti per le politiche dell’UE (ad esempio lo sviluppo agricolo e rurale) e programmi come l'”Erasmus” (programma di scambio studentesco).

3. Applicare il diritto dell’UE

In qualità di “custode dei trattati”, la Commissione verifica che ogni paese membro applichi correttamente il diritto dell’UE. Se ritiene che un governo nazionale non stia applicando il diritto dell’UE, la Commissione invia in primo luogo una lettera ufficiale chiedendo al governo interessato di correggere il problema. In ultima istanza, la Commissione sottopone il caso alla Corte di giustizia. La Corte può infliggere sanzioni e le sue decisioni sono vincolanti per gli Stati membri e le istituzioni dell’UE.

4. Rappresentare l’UE sulla scena internazionale

La Commissione fa da portavoce a tutti i paesi dell’UE presso le organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale del commercio. La Commissione si occupa inoltre di negoziare gli accordi internazionali per conto dell’UE, come l’accordo di Cotonou (riguardo gli aiuti e il commercio tra l’UE e i paesi in via di sviluppo dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico).

Sede

La Commissione ha sede a Bruxelles e a Lussemburgo e dispone di uffici (rappresentanze) in tutti i paesi dell’UE, nonché di delegazioni in diverse capitali del mondo.

Altre Istituzioni ed Organi 

Al triangolo istituzionale più importante, si affiancano altre Istituzioni e organi che assicurano il corretto funzionamento dell’UEi.

  • La Corte di  Giustizia;
  • La Corte dei Conti.
  • Il Comitato economico e sociale europeo;
  • Il Comitato delle regioni;
  • La Banca Centrale Europea;
  • La Banca europea  per gli investimenti;
  • Il Mediatore  Europeo.

La Corte di Giustizia

la Corte di giustizia interpreta il diritto dell’UE perché esso venga applicato allo stesso modo in tutti i paesi dell’UE. Si occupa inoltre di giudicare le controversie tra i governi dei paesi membri e le istituzioni dell’UE. Anche i privati cittadini, le imprese o le organizzazioni possono portare un caso all’attenzione della Corte se ritengono che un’istituzione dell’UE abbia leso i loro diritti.

Struttura

La Corte di giustizia è costituita attualmente da 38 membri (28 giudici, 9 avvocati generali e 1 cancelliere che è il segretario generale dell’istituzione, di cui dirige i servizi sotto l’autorità del presidente della Corte). Il presidente è Vassilios Skouris mentre Antonio Tizzano (Presidente della Prima Sezione) e Paolo Mengozzi (Avvocato generale) sono i due membri italiani. I giudici e gli avvocati generali sono designati di comune accordo dai governi degli Stati membri, previa consultazione del comitato con l’incarico di fornire un parere sull’adeguatezza dei candidati proposti ad esercitare delle funzioni di cui trattasi. Il loro mandato dura sei anni ed è rinnovabile. Essi vengono scelti tra personalità che offrano tutte le garanzie di indipendenza e che riuniscano le condizioni richieste per l’esercizio, nei rispettivi paesi, delle più alte funzioni giurisdizionali, ovvero che siano in possesso di competenze notorie.

I giudici della Corte di giustizia designano tra loro il presidente e il vicepresidente per un periodo di tre anni rinnovabile. Il presidente dirige le attività della Corte di giustizia e presiede le udienze e le deliberazioni per quanto riguarda i collegi giudicanti più ampi. Il vicepresidente assiste il presidente nell’esercizio delle sue funzioni e lo sostituisce in caso di impedimento.

La Corte si avvale di nove avvocati generali che hanno il compito di presentare pareri motivati sulle cause sottoposte al giudizio della Corte. Essi devono svolgere tale compito pubblicamente e con assoluta imparzialità. Il cancelliere è il segretario generale dell’istituzione, di cui dirige i servizi sotto l’autorità del presidente della Corte. La Corte può riunirsi in seduta plenaria, in grande sezione (quindici giudici) o in sezioni composte da cinque o tre giudici. La seduta plenaria viene adita in casi specifici previsti dallo Statuto della Corte (in particolare quando essa deve dichiarare dimissionario il Mediatore europeo o pronunciare le dimissioni d’ufficio di un commissario europeo che sia venuto meno agli obblighi a lui incombenti) e quando la Corte ritiene che una causa rivesta un’eccezionale importanza. Essa si riunisce in grande sezione quando lo richiede uno Stato membro o un’istituzione parte della causa, nonché per le cause particolarmente complesse o importanti. Le altre cause vengono trattate da sezioni di tre o di cinque giudici. I presidenti delle sezioni di cinque giudici sono eletti per tre anni e quelli delle sezioni di tre giudici per un anno. Per coadiuvare la Corte di giustizia nell’esame del gran numero di cause proposte e per offrire ai cittadini una maggiore tutela giuridica, è stato istituito il Tribunale, che si pronuncia su cause presentate da privati cittadini, imprese e alcune organizzazioni, e sui casi in materia di concorrenza. Il Tribunale della funzione pubblica si pronuncia in merito alle controversie tra l’UE e i suoi dipendenti.

Le competenze della Corte

Le categorie più comuni di cause sulle quali la Corte deve pronunciarsi sono cinque:

  1. il rinvio pregiudiziale, ovvero quando i tribunali nazionali chiedono alla Corte di giustizia di interpretare un determinato punto del diritto dell’UE
  2. il ricorso per inadempimento, presentato qualora uno Stato membro non applichi il diritto dell’UE
  3. il ricorso di annullamento, presentato qualora si ritenga che il diritto dell’UE violi i trattati o i diritti fondamentali dell’UE
  4. il ricorso per carenza, presentanto qualora un’istituzione dell’UE si astenga dall’obbligo di prendere decisioni
  5. ricorsi diretti presentati da privati cittadini, imprese od organizzazioni contro le decisioni o le azioni dell’UE.

1. Il rinvio pregiudiziale

I tribunali nazionali hanno la responsabilità di garantire, nei rispettivi Stati membri, la corretta applicazione del diritto dell’UE. Vi è il rischio però che tribunali di Stati membri diversi diano un’interpretazione non uniforme della normativa dell’UE. Per evitare tale disparità esiste la cosiddetta “procedura di rinvio pregiudiziale”. In caso di dubbi sull’interpretazione o sulla validità di una normativa dell’UE, il giudice nazionale può, e talvolta deve, rivolgersi alla Corte per un parere. Tale parere è detto “pronuncia pregiudiziale”.

2. Il ricorso per inadempimento

La Commissione può avviare questo tipo di procedimento se ha motivo di credere che uno Stato membro non ottemperi agli obblighi cui è tenuto in forza del diritto dell’UE. Il procedimento può essere avviato anche da un altro Stato membro. In entrambi i casi la Corte fa i debiti accertamenti, quindi si pronuncia. Se la Corte accerta l’inadempimento, lo Stato è tenuto a porvi fine immediatamente. Se la Corte ritiene che lo Stato membro non abbia rispettato la sua sentenza, può imporgli una sanzione economica.

3. Il ricorso di annullamento

Se uno degli Stati membri, il Consiglio, la Commissione o, a certe condizioni, il Parlamento reputa illegittima una data norma del diritto dell’UE, può chiederne l’annullamento alla Corte. Anche i privati possono proporre “ricorsi di annullamento”, per annullare un atto giuridico che li riguardi direttamente e individualmente e arrechi loro pregiudizio. Se il ricorso è fondato, ossia l’atto è stato effettivamente adottato in violazione delle forme sostanziali o dei trattati, la Corte lo dichiara nullo e non avvenuto.

4. Il ricorso per carenza

Il trattato stabilisce che, in determinate circostanze, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione debbano prendere decisioni. Se essi si astengono da tale obbligo, gli Stati membri e le altre istituzioni dell’UE e, a talune condizioni, anche i privati cittadini o le imprese possono adire la Corte per far constatare ufficialmente detta carenza.

5. Ricorsi diretti

Qualsiasi individuo o impresa che abbia subito un danno in conseguenza dell’azione o dell’inazione dell’UE o del suo personale può introdurre una causa dinanzi al Tribunale per chiedere un risarcimento.

Com’è organizzato il lavoro della Corte

Per ogni caso sottoposto al giudizio della Corte vengono designati un giudice e un avvocato generale. Il procedimento si divide poi in due fasi: fase scritta e fase orale.

1. Fase scritta

Nella prima fase, le parti coinvolte presentano documenti scritti al giudice incaricato. Il giudice redige quindi una relazione in cui riassume il contenuto di tali documenti e gli aspetti giuridici della controversia.

2. Fase orale

La seconda fase è costituita dalla pubblica udienza. A seconda della complessità della causa, l’udienza può avere luogo dinanzi a una sezione di tre, cinque o 13 giudici o in presenza della Corte in seduta plenaria. Durante l’udienza, gli avvocati delle parti sono sentiti dai giudici e dall’avvocato generale che possono rivolgere loro le domande che ritengono opportune. L’avvocato generale espone quindi le sue conclusioni. Dopodiché, i giudici deliberano ed emettono la sentenza. Gli avvocati generali sono tenuti a esprimere il loro parere su una causa solo se la Corte ritiene che detta causa sollevi un nuovo elemento di diritto. La Corte non si attiene necessariamente al parere dell’avvocato generale. Le sentenze della Corte sono decise a maggioranza e pronunciate in pubblica udienza. Su Europe by Satellite (EbS) si trovano regolarmente immagini delle udienze. La procedura del Tribunale è simile, ma non prevede il parere dell’avvocato generale.

Corte dei conti 

La Corte dei conti europea verifica le finanze dell’UE. Il suo ruolo è quello di migliorare la gestione finanziaria dell’UE e di riferire in merito all’uso dei fondi pubblici. È stata istituita nel 1975 e ha sede a Lussemburgo.

Obiettivo:

Per assicurarsi che si faccia il miglior uso possibile del denaro dei contribuenti dell’UE, la Corte dei conti ha il diritto di sottoporre a controllo (audit) qualsiasi persona od organizzazione che gestisca i fondi comunitari. La Corte effettua spesso controlli sul posto. I risultati sono resi noti in relazioni scritte sottoposte all’attenzione della Commissione e dei governi degli Stati membri. La Corte dei conti non ha poteri giuridici propri. Se i controllori scoprono frodi o irregolarità, ne informano l’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode.

Compiti:

Uno dei compiti fondamentali della Corte è quello di presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione annuale sull’esercizio precedente (il “discarico annuale”). Il Parlamento esamina dettagliatamente la relazione della Corte prima di decidere se approvare o meno la gestione del bilancio fatta dalla Commissione. La Corte esprime anche dei pareri sulla legislazione finanziaria dell’UE e sulle norme in materia di lotta antifrode. I controllori sono spesso impegnati in ispezioni presso le istituzioni europee, i paesi membri e i paesi beneficiari di sovvenzioni UE. Sebbene il lavoro della Corte riguardi prevalentemente i fondi di cui è responsabile la Commissione, nella pratica l’80% di queste entrate e spese sono gestite dalle autorità nazionali.

Composizione e organizzazione:

Affinché il suo operato sia efficace, la Corte dei conti deve agire in piena indipendenza rispetto alle altre istituzioni, pur mantenendo con queste contatti costanti. La Corte dei conti è un organo collegiale composto di 28 Membri, uno per ogni Stato membro, i quali sono nominati dal Consiglio, previa consultazione con il Parlamento europeo, per un periodo di sei anni, rinnovabile. I Membri eleggono al loro interno un Presidente per un periodo di tre anni, rinnovabile. le Sezioni e i comitati La Corte è suddivisa in cinque sezioni, a cui sono assegnati i Membri e il personale incaricato degli audit. I Membri di ogni sezione eleggono un decano per un mandato di due anni, rinnovabile. Vi sono quattro sezioni le cui competenze riguardano l’audit delle entrate e di specifici settori di spesa dell’UE, a cui si aggiunge una sezione orizzontale, denominata sezione CEAD (Coordinamento, valutazione, affidabilità e sviluppo). Ciascuna sezione ha due ambiti di competenza:

  • l’adozione delle relazioni speciali, delle relazioni annuali specifiche e dei pareri e
  • la preparazione delle relazioni annuali sul bilancio dell’UE e sui Fondi europei di sviluppo, che verranno adottati dall’intero collegio della Corte.

Il collegio dei 28 Membri della Corte dei conti europea si riunisce circa due volte al mese per discutere ed adottare documenti quali le principali pubblicazioni annuali della Corte, ossia le relazioni annuali sul bilancio generale dell’UE e sui Fondi europei di sviluppo. ll Comitato amministrativo è composto dei decani delle sezioni ed è presieduto dal Presidente della Corte. Si occupa di tutte le questioni amministrative e decisioni riguardanti la comunicazione e la strategia. Presidente – primus inter pares La Corte dei conti europea è diretta da un Presidente, eletto dal collegio fra i suoi stessi Membri, per un periodo di tre anni, rinnovabile. Il Presidente svolge un ruolo di primus inter pares – primo tra pari. Presiede le riunioni della Corte, vigila sull’attuazione delle decisioni della Corte e sulla corretta gestione dell’istituzione e delle sue attività. Il 16 gennaio 2008, Vítor Manuel da Silva Caldeira, Membro portoghese, è stato eletto decimo Presidente della Corte. Il 12 gennaio 2011 è stato rieletto per un secondo mandato e il 23 gennaio 2014 è stato rieletto per un terzo mandato. I Membri – il Collegio I Membri della Corte dei conti europea, dopo essere stati designati dai rispettivi Stati membri, sono nominati dal Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo. Sono nominati per un periodo di sei anni, rinnovabile. Esercitano le loro funzioni in piena indipendenza e nell’interesse generale dell’Unione europea. Oltre a fare parte del collegio, i Membri sono assegnati ad una delle cinque sezioni della Corte. Adottano relazioni di audit e pareri, e prendono decisioni in merito a questioni strategiche e amministrative più generali. Ciascun Membro è inoltre responsabile dei propri compiti, principalmente in materia di audit. Il lavoro di audit vero e proprio è svolto dai revisori della Corte, coordinati dal Membro responsabile, che è assistito dal personale del proprio Gabinetto. Il Membro presenta le relazioni alla Sezione e/o alla Corte e, successivamente all’adozione, al Parlamento europeo, al Consiglio e alle altre parti interessate, tra cui i media. Il Segretario generale Il Segretario generale è l’agente di grado più elevato dell’istituzione ed è nominato dalla Corte per un periodo di sei anni, rinnovabile. È responsabile della gestione del personale della Corte e dell’amministrazione, compresi i servizi finanziari e di supporto, le risorse umane, le tecnologie dell’informazione e la traduzione. Il Segretario generale è anche responsabile del segretariato della Corte. L’attuale Segretario generale, Eduardo Ruíz García, è stato nominato il 16 marzo 2009. Il personale della Corte Il personale della Corte dei conti europea è composto da circa 900 agenti ripartiti tra servizi di audit, traduzione ed amministrazione. Il personale della Corte incaricato dell’audit possiede qualifiche ed esperienze professionali molto varie, acquisite sia nel settore pubblico che in quello privato, che spaziano dalla pratica contabile alla gestione finanziaria, all’audit interno ed esterno, al diritto e all’economia. La Corte dispone di traduttori per le 24 lingue ufficiali dell’UE, grazie ai quali le nostre pubblicazioni possono essere lette dai cittadini dell’UE nelle lingue ufficiali che preferiscono. Come in tutte le altre istituzioni dell’UE, il personale della Corte è composto da cittadini provenienti da tutti gli Stati membri ai quali, in qualità di dipendenti dell’UE, si applica lo statuto del personale dell’Unione europea. La Corte è composta da 11 direzioni amministrative e di audit, suddivise in oltre 50 unità, per contribuire così a sviluppare competenze adeguate e garantire un impiego ottimale delle risorse. La Corte applica una politica di pari opportunità e occupa una proporzione quasi uguale di uomini e donne all’interno del proprio personale. Sin dal 1977, la Corte è orgogliosa di avere costituito un capitale umano motivato, professionale ed esperto, impegnato nella tutela degli interessi finanziari dei cittadini.

Comitato economico e sociale europeo

I rappresentanti dei datori di lavoro, dei lavoratori e degli altri gruppi di interesse europei possono esprimere i loro pareri su questioni trattate dall’UE attraverso il Comitato economico e sociale europeo (CESE). Si tratta di un’assemblea consultiva che trasmette i propri pareri alle maggiori istituzioni, in particolare al Consiglio, alla Commissione e al Parlamento europeo.

Ruolo

Il Comitato economico e sociale europeo è stato istituito nel 1957 come forum di discussione delle questioni legate al mercato unico. Il CESE offre ai gruppi di interesse europei (sindacalisti, datori di lavoro, agricoltori) la possibilità di esprimere formalmente un’opinione sulle proposte legislative dell’UE. Ogni anno il CESE trasmette in media 170 documenti e pareri consultivi. Tutti i pareri vengono trasmessi agli organi decisionali dell’UE e quindi pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea.

Membri

Il comitato economico e sociale europeo comprende 353 membri provenienti dai gruppi di interesse economico e sociale di tutta Europa. Attualmente il presidente del CESE è Henri Malosse. I membri vengono nominati dai governi nazionali e dal Consiglio dell’Unione europea per un mandato rinnovabile di cinque anni. I membri del CESE non vengono retribuiti, ma ricevono rimborsi per coprire le spese di viaggio e alloggio quando partecipano alle riunioni. I membri si dividono in tre gruppi:

  1. Datori di lavoro
  2. Lavoratori
  3. Attività diverse (ad esempio agricoltori, consumatori)

Il numero dei membri di ciascun paese varia a seconda della popolazione nazionale:

  • Germania, Francia, Italia, Regno Unito: 24 membri
  • Spagna, Polonia: 21 membri
  • Romania: 15 membri:
  • Belgio, Grecia, Olanda, Portogallo, Austria, Svezia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria: 12 membri:
  • Croazia, Danimarca, Irlanda, Finlandia, Lituania, Slovacchia: 9 membri
  • Estonia, Lettonia, Slovenia: 7 membri
  • Lussemburgo, Cipro: 6 membri
  • Malta: 5 membri

Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni è un organo consultivo che dà voce agli enti regionali e locali dell’Unione europea.

Ruolo

Il ruolo del Comitato delle regioni (CdR) è quello di fare in modo che la legislazione dell’UE tenga conto della prospettiva locale e regionale. A tal fine il Comitato pubblica relazioni (pareri) sulle proposte della Commissione. La Commissione, il Consiglio e il Parlamento devono consultare il Comitato delle Regioni prima che l’UE prenda decisioni su temi di competenza delle amministrazioni locali e regionali (ad esempio riguardo l’occupazione, l’ambiente, l’istruzione o la salute pubblica).

Membri

I membri del Comitato sono 353, provengono dai 28 Stati membri dell’Unione europea e rappresentano le collettività regionali e locali (articolo 263 del Trattato CE). I membri esercitano le loro funzioni in piena indipendenza, nell’interesse generale della Comunità. Ramón Luis Valcárcel Siso, Presidente della Comunità autonoma della regione Murcia (Spagna), è il Presidente del Comitato delle regioni. Mercedes Bresso, consigliere regionale della Regione Piemonte, è il Vicepresidente del CdR.

Mandato dei membri

Il mandato di un membro del CdR ha una durata di cinque anni ed ha inizio il giorno in cui ha effetto la sua nomina ufficiale da parte del Consiglio. Il mandato di un membro o di un supplente si conclude per dimissioni, per scadenza del mandato elettorale in virtù del quale è stato nominato oppure per decesso. Il Consiglio nomina un successore per la restante durata del mandato.

Partecipazione dei supplenti

Se un membro titolare non può partecipare a una sessione plenaria, a una riunione di commissione o a qualsiasi altra riunione, può essere rappresentato da un altro membro o da un supplente. Un supplente, o un membro facente funzione di supplente, può sostituire un solo membro. Durante la riunione in questione ne esercita tutte le funzioni e i diritti. ​

Struttura

Ogni anno si svolgono cinque sessioni plenarie, durante le quali il CdR definisce le sue politiche e adotta i pareri. Vi sono sei commissioni che si occupano di diversi settori politici e preparano i pareri da discutere nelle sessioni plenarie:

  • Commissione Politica di coesione territoriale
  • Commissione Politica economica e sociale
  • Commissione Istruzione, gioventù e cultura
  • Commissione Ambiente, cambiamenti climatici ed energia
  • Commissione Cittadinanza, governance, affari istituzionali ed esterni
  • Commissione Risorse naturali

Il Comitato adotta inoltre soluzioni riguardo questioni politiche di attualità. Nel CdR sono rappresentati quattro gruppi politici che riflettono i principali schieramenti politici europei:

  • Partito popolare europeo (PPE)
  • Partito del Socialismo europeo (PSE)
  • Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (ADLE)
  • Unione per l’Europa della nazioni – Alleanza europea (UEN-AE).

Ruolo più forte dopo il trattato di Lisbona Con il trattato di Lisbona, la Commissione europea deve consultarsi con gli enti locali e regionali e le loro associazioni in tutta l’UE già a partire dalla fase prelegislativa. Il CdR, in qualità di portavoce degli enti locali e regionali, è direttamente coinvolto in questa fase. Una volta che la Commissione avrà presentato una proposta legislativa, dovrà consultare di nuovo il CdR se tale proposta incide sulle competenze degli enti locali e regionali.

La Banca Centrale Europea (BCE)

La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte, in Germania) gestisce l’euro, la moneta unica dell’UE, e garantisce la stabilità dei prezzi nell’UE. La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria dell’UE.

Obiettivo

La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell’UE. I suoi obiettivi principali sono:

  • mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l’inflazione) specialmente nei paesi dell’area dell’euro
  • mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato.

La Banca lavora in collaborazione con le banche centrali dei 28 paesi dell’UE. Insieme costituiscono il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Ne deriva così una cooperazione tra le banche centrali dell’area dell’euro, detta anche eurozona, ovvero i 18 paesi dell’UE che hanno adottato la moneta unica. La cooperazione all’interno di questo gruppo di banche è chiamata Eurosistema.

Compiti

Rientra tra i compiti della BCE:

  • fissare i tassi d’interesse di riferimento English per l’area dell’euro e controllare la massa monetaria
  • gestire le riserve in valuta estera dell’area dell’euro e comprare o vendere valute quando si presenta la necessità di mantenere in equilibrio i tassi di cambio
  • accertarsi che le istituzioni e i mercati finanziari siano adeguatamente controllati dalle autorità nazionali, e che i sistemi di pagamento funzionino correttamente
  • autorizzare le banche centrali dei paesi dell’area dell’euro a emettere banconote in euro
  • monitorare le tendenze dei prezzi valutando il rischio che ne deriva per la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro.

Lista completa dei compiti della BCE

Struttura

Gli organi decisionali della BCE sono:

  • Il comitato esecutivo, che coordina la gestione quotidiana. Ne fanno parte sei membri (un presidente, un vicepresidente e altri quattro membri), nominati per un mandato di otto anni dai leader dell’area dell’euro.
  • Il consiglio direttivo, che stabilisce la politica monetaria dell’eurozona e fissa i tassi di interesse applicabili ai prestiti erogati dalla Banca centrale alle banche commerciali. È composto dai membri del comitato esecutivo e dai governatori delle 18 banche centrali nazionali dell’area dell’euro.
  • Il consiglio generale, che concorre all’adempimento delle funzioni consultive e di coordinamento della BCE e ai preparativi necessari per l’allargamento futuro dell’area dell’euro. Comprende il presidente e il vicepresidente della BCE e i governatori delle banche centrali nazionali dei 28 paesi dell’UE.

La BCE è totalmente indipendente. La BCE non può, al pari delle banche centrali nazionali dell’Eurosistema e dei membri dei rispettivi organi decisionali, sollecitare o accettare istruzioni da organismi esterni. Tutte le istituzioni dell’UE e i governi degli Stati membri devono rispettare questo principio.

La Banca europea per gli investimenti

La Banca europea per gli investimenti è di proprietà dei 28 paesi dell’UE. Assume prestiti sui mercati dei capitali e concede prestiti a un basso tasso d’interesse per finanziare progetti volti a migliorare le infrastrutture, l’approvvigionamento energetico o la sostenibilità ambientale sia all’interno dell’UE che nelle zone limitrofe o nei paesi in via di sviluppo.

Ruolo

La Banca europea per gli investimenti sostiene progetti nei paesi dell’UE, nei futuri paesi membri e nei paesi partner. Assume prestiti sui mercati finanziari e non utilizza quindi i fondi del bilancio dell’UE. I prestiti vengono erogati a condizioni vantaggiose per finanziare i progetti in sintonia con gli obiettivi delle politiche UE. Nel 2008 la BEI ha raccolto quasi 60 miliardi di euro. La BEI non persegue scopi di lucro e concede finanziamenti a un tasso prossimo al costo di raccolta dei fondi.

Servizi

  • Crediti: accordati a validi programmi o progetti nel settore pubblico e privato. I beneficiari vanno dalle grandi aziende alle piccole imprese.
  • Assistenza tecnica: fornita da un team di economisti, ingegneri e specialisti per integrare gli strumenti di finanziamento della BEI.
  • Garanzie: a disposizione di un vasto numero di istituti, ad esempio banche, società di leasing, organismi di garanzia, società veicolo e altri.
  • Capitale di rischio: le richieste di capitale di rischio vanno inoltrate direttamente a un intermediario.

I prestiti nell’UE

Circa il 90% dei prestiti è destinato a programmi e progetti all’interno dell’UE. La BEI persegue sei obiettivi prioritari, stabiliti nel piano aziendale della Banca:

  • Coesione e convergenza
  • Sostegno alle piccole e medie imprese (PMI)
  • Sostenibilità ambientale
  • Attuazione dell’iniziativa “Innovazione 2010” (i2i)
  • Sviluppo delle reti transeuropee di trasporto e per l’energia (RTE)
  • Energia sostenibile, competitiva e sicura.

Attività fuori dall’UE

La Banca europea per gli investimenti sostiene le politiche di sviluppo e cooperazione dell’UE nei paesi partner. I mandati della politica attuale prevedono:

  • Europa meridionale e orientale
  • Politica di vicinato:
    • Paesi del Mediterraneo
    • Russia e paesi orientali limitrofi
  • Paesi beneficiari di politiche di sviluppo e cooperazione:
    • Africa, Caraibi e Pacifico (Paesi e territori d’oltremare)
    • Sudafrica
    • Asia e America latina

Struttura e organizzazione

  • Azionisti: i 28 paesi dell’UE
  • Amministrazione: le dinamiche di lavoro e le responsabilità sono assunte dal consiglio dei governatori, dal consiglio d’amministrazione, dal comitato di verifica e dal comitato di gestione
  • Controllo e valutazione: garantire l’integrità e la solidità delle operazioni della Banca
  • Organizzazione: servizi e personale

Il Mediatore europeo

Il Mediatore europeo indaga sulle denunce contro istituzioni, organi, uffici e agenzie dell’UE.

Obiettivo

Il Mediatore tratta le denunce da parte di cittadini, imprese e organizzazioni dell’UE, contribuendo a scoprire casi di cattiva amministrazione, ovvero casi in cui istituzioni, organi, uffici e agenzie dell’Unione abbiano infranto la legge, non abbiano rispettato i principi della corretta amministrazione o abbiano violato i diritti umani. Alcuni esempi:

  • pratiche inique
  • discriminazione
  • abuso di potere
  • mancanza di informazioni o rifiuto di fornirle
  • ritardo ingiustificato
  • irregolarità procedurali.

L’ufficio del Mediatore avvia le indagini dopo aver ricevuto una denuncia o di propria iniziativa. Il Mediatore opera in assoluta indipendenza e non riceve direttive da alcun governo od organizzazione. Una volta l’anno presenta al Parlamento europeo una relazione sull’attività svolta.

Come viene eletto

Il Parlamento elegge il Mediatore per un mandato rinnovabile di cinque anni. Emily O’Reilly, è stata eletta nel 2013 con mandato quinquennale.

Come si presenta una denuncia

Coloro che si ritengono insoddisfatti di un’istituzione, organo, ufficio o agenzia dell’UE, dovrebbero innanzitutto dare loro la possibilità di risolvere la situazione. Se la domanda resta disattesa, si può di presentare denuncia al Mediatore europeo. La denuncia deve essere presentata entro due anni dalla data in cui si è avuta conoscenza del problema. Il ricorrente deve indicare chiaramente le sue generalità, l’istituzione o l’organo cui si riferisce la denuncia e il suo oggetto. Può inoltre chiedere che la denuncia resti riservata.

Cosa non può fare il Mediatore

Il Mediatore non può indagare:

  • su denunce contro autorità nazionali, regionali o locali degli Stati membri (dipartimenti governativi, agenzie statali e consigli locali), neanche nel caso in cui le denunce siano relative a questioni di competenza dell’UE
  • sull’operato delle autorità giudiziarie o dei difensori civici; il Mediatore europeo non è un organo di appello contro le decisioni di tali autorità
  • su denunce contro imprese o privati cittadini.

Quali risultati aspettarsi

Il Mediatore potrà risolvere il problema segnalandolo semplicemente all’istituzione, organo, ufficio o agenzia in questione. Se il caso non viene chiarito, il Mediatore cercherà una soluzione amichevole, che risolva il problema e soddisfi il ricorrente. In caso di esito negativo, il Mediatore può formulare delle raccomandazioni all’istituzione interessata. Se questa non accetta le sue raccomandazioni, il Mediatore può presentare una relazione ufficiale al Parlamento europeo in modo tale che quest’ultimo possa intraprendere le iniziative politiche necessarie. Se il Mediatore non può occuparsi della denuncia ricevuta (per esempio, qualora sia già stata oggetto di un procedimento giudiziario), farà il possibile per indirizzare il ricorrente verso un altro organo in grado di assisterlo.