Diritti derivanti dalla Cittadinanza Europea

Se per cittadinanza si intende, come si intende, la condizione per l’esercizio dei diritti connessi alla sovranità da parte del popolo, nonché il fondamento di alcuni doveri costituzionali, si pone il problema se questa definizione possa valere anche per la cittadinanza europea.

Il percorso che ha portato all’attribuzione di essa a tutti coloro che sono cittadini di uno Stato dell’Unione Europea, è stato graduale, oltre che strettamente connesso alla evoluzione non solo economica ma anche e, soprattutto, politica, dell’Unione.

Il Trattato di Roma del 1957 – istitutivo della C.E.E.- negava sì ogni discriminazione basata sulla nazionalità, ma al contempo prevedeva il diritto di circolazione nel territorio della C.E.E. come riservato ai soli lavoratori, limitandolo, dunque, all’esercizio di una attività lavorativa. Sono stati necessari circa trenta anni, per stabilire – con l’Atto Unico Europeo del 1986 – la circolazione senza visti per tutte le persone all’interno del territorio europeo. Tuttavia, soltanto con il Trattato sull’Unione Europea del 1992, si è riconosciuta solennemente l’esistenza della cittadinanza europea, che dà luogo ad una vera e propria cittadinanza “complementare”, tenuto conto che essa non sostituisce quella nazionale, ma si aggiunge ad essa.

Versione consolidata del trattato sull’Unione europea

e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea

Gazzetta ufficiale n. C 115 del 09/05/2008 pag. 0001 – 0388

(estratto)
CITTADINANZA DELL’UNIONE

Articolo 20 (ex articolo 17 del TCE)

1. È istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima.

2. I cittadini dell’Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti nei trattati. Essi hanno, tra l’altro:

a) il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri;

b) il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiedono, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato;

c) il diritto di godere, nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui hanno la cittadinanza non è rappresentato, della tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato;

d) il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo, di ricorrere al Mediatore europeo, di rivolgersi alle istituzioni e agli organi consultivi dell’Unione in una delle lingue dei trattati e di ricevere una risposta nella stessa lingua.

Tali diritti sono esercitati secondo le condizioni e i limiti definiti dai trattati e dalle misure adottate in applicazione degli stessi.

Articolo 21 (ex articolo 18 del TCE)

1. Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, fatte salve le limitazioni e le condizioni previste dai trattati e dalle disposizioni adottate in applicazione degli stessi.

2. Quando un’azione dell’Unione risulti necessaria per raggiungere questo obiettivo e salvo che i trattati non abbiano previsto poteri di azione a tal fine, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, possono adottare disposizioni intese a facilitare l’esercizio dei diritti di cui al paragrafo 1.

3. Agli stessi fini enunciati al paragrafo 1 e salvo che i trattati non abbiano previsto poteri di azione a tale scopo, il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale, può adottare misure relative alla sicurezza sociale o alla protezione sociale. Il Consiglio delibera all’unanimità previa consultazione del Parlamento europeo.

Articolo 22 (ex articolo 19 del TCE)

1. Ogni cittadino dell’Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. Tale diritto sarà esercitato con riserva delle modalità che il Consiglio adotta, deliberando all’unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo; tali modalità possono comportare disposizioni derogatorie ove problemi specifici di uno Stato membro lo giustifichino.

2. Fatte salve le disposizioni dell’articolo 223, paragrafo 1, e le disposizioni adottate in applicazione di quest’ultimo, ogni cittadino dell’Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. Tale diritto sarà esercitato con riserva delle modalità che il Consiglio adotta, deliberando all’unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo; tali modalità possono comportare disposizioni derogatorie ove problemi specifici di uno Stato membro lo giustifichino.

Articolo 23 (ex articolo 20 del TCE)

Ogni cittadino dell’Unione gode, nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è rappresentato, della tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie e avviano i negoziati internazionali richiesti per garantire detta tutela.

Il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare direttive che stabiliscono le misure di coordinamento e cooperazione necessarie per facilitare tale tutela.

Articolo 24 (ex articolo 21 del TCE)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano le disposizioni relative alle procedure e alle condizioni necessarie per la presentazione di un’iniziativa dei cittadini ai sensi dell’articolo 11 del trattato sull’Unione europea, incluso il numero minimo di Stati membri da cui i cittadini che la presentano devono provenire.

Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo conformemente all’articolo 227.

Ogni cittadino dell’Unione può rivolgersi al Mediatore istituito conformemente all’articolo 228.

Ogni cittadino dell’Unione può scrivere alle istituzioni, agli organi o agli organismi di cui al presente articolo o all’articolo 13 del trattato sull’Unione europea in una delle lingue menzionate all’articolo 55, paragrafo 1, di tale trattato e ricevere una risposta nella stessa lingua.

Articolo 25 (ex articolo 22 del TCE)

La Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale, ogni tre anni, in merito all’applicazione delle disposizioni della presente parte. Tale relazione tiene conto dello sviluppo dell’Unione.

Su questa base, lasciando impregiudicate le altre disposizioni dei trattati, il Consiglio, deliberando all’unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa approvazione del Parlamento europeo, può adottare disposizioni intese a completare i diritti elencati all’articolo 20, paragrafo 2. Tali disposizioni entrano in vigore previa approvazione degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali.

I diritti sopra elencati non costituiscono un numero chiuso, ma sono sempre suscettibili di essere integrati, così come stabilisce espressamente l’articolo 22 del Trattato.

Si è detto concisamente come questioni economiche e concrete siano state il punto di partenza per la formazione “politica” dell’Unione Europea. Lontani sembrano i tempi in cui si trattava per lo più sul carbone e sull’acciaio, sul mercato comune e sulla agricoltura. L’appartenenza all’Unione supera lo stretto ambito della libertà di mercato, della concorrenza e delle sole – se pur ovviamente importanti – questioni economiche, per arrivare all’ambito in cui le libertà, i diritti ed i doveri, si sviluppano in modo tale da rispettare le diversità – culturali e sociali – di ciascun Stato membro.
Se, dunque, la cittadinanza europea è sorta per dare luogo ad un rafforzamento dell’identità europea, il passo successivo è stato quello di comprendere che l’Europa dei cittadini non poteva non garantire al suo popolo i diritti fondamentali in cui tutti potessero riconoscersi. Lo status di cittadino europeo, da riferimento impreciso, ha acquistato un contenuto effettivo, e si è ritenuto che se concretamente la cittadinanza europea consiste in un riconoscimento dei diritti e degli apporti di tutte le comunità storicamente presenti sul suolo europeo, detti diritti dovevano essere affermati solennemente ed organicamente.
Viene alla luce così, il 7 dicembre 2000, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea nella quale vengono sistematicamente sanciti i diritti del cittadino europeo. La nozione di cittadinanza, quale espressione utilizzata per descrivere la posizione del soggetto nell’ambito del proprio Stato di appartenenza e quindi, in un certo qual modo, espressione meramente”burocratica”, viene ad assumere così una connotazione politica rilevante. Il significato principale di appartenenza non cambia, ma muta il modo in cui detta appartenenza viene intesa, non più in modo univoco bensì quale categoria flessibile adattabile a più contesti, certamente diversificati tra di loro, ma con tutti l’elemento comune del riconoscimento, per ciascun individuo, dei diritti fondamentali, in cui la persona rimane il centro indiscusso.
In questi anni si è dibattuto molto sui motivi della sussistenza del poco e/o dell’anti europeismo, forse cercando di dare risposte senza prima porsi una domanda. La cittadinanza europea esiste davvero quale categoria giuridica, oppure è soltanto una nozione astratta che indica un insieme di diritti già ampiamente goduti dai singoli cittadini nell’ambito del proprio Stato nazionale?
Chi ritiene che la codificazione dei diritti soggettivi avvenuta con la Carta dei Diritti Fondamentali, nulla abbia aggiunto ai diritti soggettivi già garantiti al singolo dallo Stato nazionale di appartenenza, ben difficilmente potrà dirsi – e sentirsi – cittadino europeo.
Peraltro, tornando al problema iniziale che ci siamo posti, si è detto che – concordemente – per cittadinanza si intende non solo la condizione per l’esercizio dei diritti connessi alla sovranità da parte del popolo, ma anche il fondamento di alcuni doveri costituzionali, e ci siamo chiesti se questa definizione possa valere anche per la cittadinanza europea. Ben difficilmente, chi non intravede nuovi “diritti”, potrà sentirsi sottoposto ad ulteriori “doveri”.